Amici carissimi, eccoci!
Ieri era il primo febbraio. Pierobon festeggiava il suo ingresso nella nuova decade dei 30, ma meglio non chiedersi né dove né come (scherzo… auguri!) e io e Tobia invece la prima settimana in Gran Bretagna.
Precisiamo subito che noi non siamo a Londra ma a Staines, nell’area che ci chiama Surrey e confina con quella di Londra. Siamo a mezz’ora abbondante di treno dalla stazione dei treni più vicina di Londra. Da lì, poi, il tempo necessario per raggiungere altri punti della città varia di molto.
Comunque, nel bene e nel male, non stiamo a Londra.
E’ passata una settimana e sembra già una mezza eternità, come dice il buon vecchio Christian, il cui futuro tetto coniugale non si sa se reggerà con una nuova porta su un muro portante.
Da Capodanno in poi, la partenza si è avvicinata inesorabilmente carica di sentimenti contrastanti, zittiti dalle mille incombenze da portare a termine. (Obbiettivo peraltro fallito in parte. Ma siamo comunque partiti.)
La mia incommensurabile fortuna è stato il supporto di nonna Marica e nonno Enzo, che non solo hanno fatto i nonni a tempo pieno ma con impareggiabile e impagabile fantasia si sono ingegnati a darmi una mano in mille modi, sopportando anche qualche crisi di sconforto e qualche imprevisto.
Non è stato facile lasciare il noto ambiente di casa, con tutte le sicurezze e i punti di riferimento che danno tranquillità, soprattutto avendo un bambino. Ma dall’altro lato, alla vigilia della partenza c’era la curiosità di scoprire la nuova sistemazione britannica e una buona dose di fatalismo: prima avessi preso quel benedetto volo, prima avrei superato il momento angoscioso del distacco.
Vi ringrazio tutti di esservi fatti vivi o presenti in modi diversi ma tutti affettuosi. L’ultima serata di pizza&chiacchiere con le zie Caia&Manga, ancora incredule, e con lo zio Nicola. La cena coi colleghi organizzata da Vera. La voce commossa della zia Laura V. (Laura Frati in famiglia perché conosciuta tramite fra’Marco e fra’Vanni), che si rammarica per la nostra lontananza. La pizza a casa De Pieri colle principesse e la cena da Giuliana e Valentino, che nonostante i mille impegni sono tra gli amici più presenti e accorti. E ancora le telefonate e gli sms che non sono riuscita a contare… Avanza ancora la grigliata di Mr.Moreno (!!!), ma sono rimasta veramente sorpresa che così in tanti vi siate fatti vivi e mi sono sentita molto coccolata da questa vostra vicinanza.
Devo ringraziare perfino Mirko che si è presentato il giorno prima della partenza alle 5 del pomeriggio… Io nel più totale caos di cose ancora da sistemare per svuotare l’appartamento della nonna, sull’orlo della più nera crisi isterica. Il primo pensiero nel vederlo è stato chiedersi con che coraggio si presentava lì: doveva pur immaginare la situazione. Poi, facendo di necessità virtù, la sua visita si è rivelata provvidenziale, perché mi ha aiutato – costretto!- a portare giù gli scatoloni lungo i tre piani di scale e a finire la bottiglia da 2 litri di Pepsi, scongiurando che la dose eccessiva caffeina che mi sarei dovuta ingurgitare da sola peggiorasse il mio già precario equilibrio.
Procedendo con ordine… Il volo ha avuto un’ora e mezza di ritardo, la maggior parte del tempo trascorso in aereo, già imbarcati. Per fortuna c’era poca gente – un 30 o 40 persone -, così ho potuto lasciare che Tobia si muovesse più liberamente su e giù per l’aereo. Ha fatto il ruffiano con una coppia asiatica e – benedetti loro – si è sfibrato a tal punto che una volta decollati…lui è crollato!
Arrivati a Heatrow la faccenda più complicata è stata gestire il carrello colle valigie con una mano, il passeggino a traino nell’altra e controllare che Tobia procedesse con passo spedito e non restasse dall’altra parte delle porte scorrevoli!
All’uscita Antonio stava ingannando l’attesa giocando col suo blackberry e non ci ha neanche notati. (Chiederò a Ferrara di lanciare una moratoria contro l’aggeggio infernale.) Quando finalmente ha avvertito la nostra presenza, Tobia lo ha chiamato “Papà” e così lui si è del tutto dimenticato di salutarmi…
Per inciso, è stato solo l’inizio della storia, nel senso che per fortuna Tobia sta molto volentieri con Antonio, lo chiama e lo cerca per il bagnetto. Noi due invece ci accusiamo reciprocamente e più o meno bonariamente di essere troppo abituati a vivere da soli.
Sabato abbiamo fatto un primo giretto esplorativo per Staines, che si è ripetuto anche domenica pomeriggio in compagnia di Stefano che è stato qui a pranzo. Lui sì mi ha riservato una bella accoglienza, dimostrandosi l’amico affettuosissimo e prezioso di sempre, oltre ad essere la persona grazie alla quale Antonio è arrivato qui.
Ormai ho capito come raggiungere il centro seguendo le due direttrici principali, ovvero la strada e il percorso pedonale lungo il Tamigi: ci si mette circa 20-30 minuti.
Il percorso lungo il Tamigi è piacevole, costeggiato da case grandi e facoltose. In particolare, sulla sponda opposta ci sono vere e proprie ville, con tanto di barca ormeggiata di fronte, per raggiungere Londra via acqua.
Noi abitiamo in una zona più modesta ma tranquillissima, con un piccolo campo vicino che sa proprio di campagna inglese. E’ tutto molto British! Stiamo nell’unico palazzo a 3 piani della zona, circondato da abbinate e singole di un paio di piani, tutte con giardinetto più o meno curato.
Mi è parso di intuire che ci siano residenti più o meno ricchi. Lo inducono a pensare lo stato di manutenzione delle abitazioni ma anche l’arredamento interno. Tutte le case sono dotate di enormi finestre (direi delle dimensioni delle vetrine dei negozi), forse per catturare tutta la luce possibile. Quindi è facile osservare il mobilio dei salotti, se non gli inquilini che leggono il giornale seduti in poltrona! Da precisare che le suddette finestre, come nessuna del resto, non hanno mai balconi o persiane o inferriate. Inoltre, i portoni in genere non sono molto robusti. Il nostro ingresso è costituito da una porta a vetri… Qui si fidano. Pare che il problema dei ladri sia inesistente…
Tobia ha imparato a riconoscere il rumore degli aerei perché siamo vicini e Heatrow e a dire “cocca” (=oca) perché vediamo un sacco di oche anatre e cigni che nuotano nel Tamigi. Ci sono anche parecchi scoiattoli, ma è più difficile farglieli notare. Altra attrazione che lo incuriosisce sono i numerosi vogatori del vicino centro di canottaggio.
Il resto della settimana è trascorso veloce. Antonio ha celebrato il nostro arrivo stando male due giorni. Sarà stata la troppa emozione di averci di qui (?!) o forse ha solo pensato di non abbandonarci subito a lunghe giornate da soli. (Il lunedì e il mercoledì frequenta un corso di inglese e sta via fino alle dieci di sera.)
Comunque, poi, io e Tobia ce la siamo cavata egregiamente. L’appartamento è quanto mai lindo perché mi obbliga a quotidiane pulizie con l’aspirapolvere, che in assenza della scopa si è rivelato un sostituto apprezzabile.
Nel complesso le prime impressioni sono buone. Per mia fortuna il tempo di questa settimana - ad esclusione di giovedì - è stato soleggiato anche se fastidiosamente ventoso (ma del resto non poteva esserci sole senza vento). Dovremmo preoccuparci seriamente per le condizioni climatiche del Pianeta se in una settimana qui è piovuto una sola sera…
La casa è bella e spaziosa (forse perché è ancora vuota?!), in buone condizioni. Ovviamente non c’è il bidet e il fornello porta ancora le tracce dei precedenti inquilini, nonostante tutti i nostri sforzi, di Antonio in particolare.
Il centro di Staines non è un granché: un po’ squallido. Negozi e poco altro. Si dividono equamente in negozi di basso livello gestiti da asiatici e grandi punti di distribuzione delle principali catene che si trovano in centro a Londra (WaitRose, Tesco, Debenham etc.). Siamo costretti ad andarci per la spesa. La biblioteca purtroppo è modesta. A me basterebbe, nel senso che volendo penso di averne per un po’ da leggere. Ma niente ludoteca per Tobia... Non solo niente di comparabile con quella di Montebelluna dalla quale siamo stati “viziati” negli ultimi mesi, ma proprio niente. C’è la sezione dei libri per ragazzi e bimbi, ma è inserita nel resto della biblioteca ed è adibita a sola lettura.
La gente è cordiale. Sicuramente avere un bambino aiuta a scambiare qualche battuta per la strada e a facilitare i contatti. Abbiamo conosciuto una bimba che vive all’inizio della nostra via. Ci ha scoperti a guardare i pesci nella pozza del suo giardino, così dalla finestra ci ha mostrato il suo persiano e l’indomani ha aperto la porta per presentarci anche il cane, col risultato che la madre ci ha invitati prossimamente per un the o un caffè (buona la prima, penso sia meglio!)
Ancora qualche nota.
Faccio ancora molta fatica a capacitarmi del diverso modo di guidare. Mi aspetto sempre macchine da tutte le parti!
Al supermercato mancano totalmente: il sale grosso, la pastina da minestra e l’acqua distillata. Mah!
Qui – almeno in zona Staines – i rifiuti si dividono solo in riciclabili (carta e plastica nello stesso bidone) e rubbish generici (tutti gli altri). Anche questo desta un po’ la mia perplessità.
Ci siamo informati per il nido in vista del mio ritorno al lavoro. I prezzi sono altissimi: la retta supera le mille sterline al mese. L’unico conveniente è quello parrocchiale, ma è del tutto inconciliabile come orari con un qualsiasi lavoro, perché è aperto solo dalle 9 a mezzogiorno.
Decideremo il da farsi.
Domani partiamo per Cipro. Ci aspetta una settimana di ferie, sperando che Tobia ci consenta di vedere le tante cose segnalate dalla guida. Giovedì e venerdì siamo al famoso matrimonio tra la nostra amica coreana e il fidanzato cipriota. Rito ortodosso che si preannuncia molto suggestivo, ricevimento con 2000 invitati per salutare gli sposi, cena e festeggiamenti vari venerdì.
Ci sentiamo al nostro ritorno!
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