La Politica del Terrore in RIM la fa una quarantenne affezionata all'etichetta delle buone maniere e dell'abito decoroso sul posto di lavoro, e fin qui nulla di male, anzi.
Preceduta da voci di corridoio che la vogliono come una dei "Top 5" dell'azienda, si è presentata per un meeting aziendale sul tema della sicurezza.
Sorvolando banalità quali "cambiare la password ogni spesso" -perchè ad obbligartici ci pensano le policy di Windows o del BES e non abbiamo scampo- è passata ad argomenti più spinosi.
Per esempio, se io, dipendente RIM che "beneficio" di un telefono aziendale, lo presto a chichessia e la malefatta viene scoperta, non solo mi ritrovo sulla strada, ma mi becco pure un'ammenda.
Se poi capitasse che per caso lascio un BETA device -cioè un modello di ultima generazione non ancora sul mercato - incustodito sopra la mia scrivania ed entrasse un esterno che non mi lascia il tempo di ficcare il telefono nella cassettiera... oppure se un mio collega idiota facendo finta di pomi filma il telefono, spedisce il video ad un amico che il giorno dopo lo pubblica su You Tube (è successo)... posso ritrovarmi in prigione per una trentina d'anni, accusato di aver violato il segreto aziendale.
E allora... se in ufficio eviti di appropriarti di device di test, se non riuscendoci li chiudi a chiave nella cassettiera con doppia mandata, se ogni tre giorni ti inventi una nuova password a tredici caratteri alfanumerici random... se fai tutto questo... perchè a casa lasci il tuo pc incustodito per 2 lunghi minuti... e ritorni spensierato alla postazione per scoprire che tuo figlio - l'hacker del 2020 che oggi ha 25 innocenti mesi -è riuscito a scardinare un terzo dei tasti della tastiera?!
Hai 15 minuti per pensarci. Il tempo che ti serve per ricollocare tutte le lettere al posto giusto.
Eppure la risposta non la trovi.
lunedì 3 novembre 2008
Un podio strepitoso!
Macchè Louis Hamilton...!
Non dite che lo snobbiamo perchè ha soffiato il titolo sul filo di lana ad un ferrarista che peraltro nel corso dell'anno si è distinto altrettanto poco... (voci in casa confermano le mie opinioni meno che amatoriali).
Ma noi siamo con Paula, Paula Radcliffe di Devenham, Cheshire, detentrice del record mondiale donne nella maratona (2:17:18, Chicago Marthon, 13 Ottobre 2002).
Seconda donna al mondo, ieri ha vinto la sua terza "42 km 196m" di New York, a 34 anni, con una bimba di 22 mesi, Isla, già sulle scene del parterre della Grande Mela lo scorso anno, quando la mamma si aggiudicò la gara a pochi mesi dalla sua nascita.
Tifiamo per lei perchè:
- è donna (e non contestatemi!)
- è mamma (e non contestatemi!)
- il suo è uno sport di tanti sacrifici poco remunerativi
- merita di vedere premiati i suoi sforzi
- se continua ad essere in buona forma fisica, a correre e a vincere qualche gara forse troverà le motivazioni per partecipare alla maratona alle olimpiadi di Londra, nel 2012, a 38 anni ma in casa propria e magari per vincere la medaglia che le manca, l'oro olimpico che le è scappato ad Atene -dove si ritirò a metà percorso- e a Pechino - dove è finita fuori dal podio per essere appena uscita da un brutto infortunio
- e perchè se continua ad essere in buona forma fisica e a correre non avrà tempo di scrivere la seconda parte della sua biografia, che salvo imprevisti non potrebbe essere meno noiosa della prima
La sua prima e al momento unica biografia, dal titolo significativo e fantasioso di "PAULA - My story so far", si conclude nel 2004, anno del soffertissimo ritiro di Atente.
376 pagine, formato A5, font 11.
Le prime 10 pagine per dire che Atene è stata una sconfitta pesantissima, dalla quale ha però imparato molto e ha tratto ispirazione per scrivere il libro.
Le successive 10 pagine per motivare la scelta di redigere una biografia, che le è servita per ragionare sulle emozioni di Atene, che è stata una sonora batosta.
Ancora 10 pagine per ringraziare le persone che le sono state accanto, marito e famiglia, nei momenti difficili post Atene, che è stato uno dei momenti peggiori della sua carriera, ma che le ha fatto capire che ci sono cose più imporatanti nella vita e che lei corre per il piacere di correre, anche se Atene è stata un'esperienza dolorosa e difficile. Sì, perchè se non lo avete ancora capito dopo 30 pagine, il post Atene è stato proprio duro.
B A S T A !
Ho esercitato il Terzo Diritto del Lettore secondo Pennac (in "Come un romanzo", questo sì da leggere): IL DIRITTO DI NON FINIRE IL LIBRO.
Lo ho chiuso e posato definitivamente, come confesso di aver fatto tanto tempo fa anche per Madame Bovary e Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis (perchè tanto vale leggersi I dolori del giovane Werther).
Se l'Ulisse di Joyce è lettura per capire il flusso del pensiero umano, forse "Paula" ti fa scoprire la mente del martoneta, abiutata a ingannare il tempo mentre le gambe macinano chilometri con passi costanti e ripetuti.
Ragazza mia, corri! E quando non gareggerai più, fa'un altro bambino, chè in questo riesci molto molto bene!
Non dite che lo snobbiamo perchè ha soffiato il titolo sul filo di lana ad un ferrarista che peraltro nel corso dell'anno si è distinto altrettanto poco... (voci in casa confermano le mie opinioni meno che amatoriali).
Ma noi siamo con Paula, Paula Radcliffe di Devenham, Cheshire, detentrice del record mondiale donne nella maratona (2:17:18, Chicago Marthon, 13 Ottobre 2002).
Seconda donna al mondo, ieri ha vinto la sua terza "42 km 196m" di New York, a 34 anni, con una bimba di 22 mesi, Isla, già sulle scene del parterre della Grande Mela lo scorso anno, quando la mamma si aggiudicò la gara a pochi mesi dalla sua nascita.
Tifiamo per lei perchè:
- è donna (e non contestatemi!)
- è mamma (e non contestatemi!)
- il suo è uno sport di tanti sacrifici poco remunerativi
- merita di vedere premiati i suoi sforzi
- se continua ad essere in buona forma fisica, a correre e a vincere qualche gara forse troverà le motivazioni per partecipare alla maratona alle olimpiadi di Londra, nel 2012, a 38 anni ma in casa propria e magari per vincere la medaglia che le manca, l'oro olimpico che le è scappato ad Atene -dove si ritirò a metà percorso- e a Pechino - dove è finita fuori dal podio per essere appena uscita da un brutto infortunio
- e perchè se continua ad essere in buona forma fisica e a correre non avrà tempo di scrivere la seconda parte della sua biografia, che salvo imprevisti non potrebbe essere meno noiosa della prima
La sua prima e al momento unica biografia, dal titolo significativo e fantasioso di "PAULA - My story so far", si conclude nel 2004, anno del soffertissimo ritiro di Atente.
376 pagine, formato A5, font 11.
Le prime 10 pagine per dire che Atene è stata una sconfitta pesantissima, dalla quale ha però imparato molto e ha tratto ispirazione per scrivere il libro.
Le successive 10 pagine per motivare la scelta di redigere una biografia, che le è servita per ragionare sulle emozioni di Atene, che è stata una sonora batosta.
Ancora 10 pagine per ringraziare le persone che le sono state accanto, marito e famiglia, nei momenti difficili post Atene, che è stato uno dei momenti peggiori della sua carriera, ma che le ha fatto capire che ci sono cose più imporatanti nella vita e che lei corre per il piacere di correre, anche se Atene è stata un'esperienza dolorosa e difficile. Sì, perchè se non lo avete ancora capito dopo 30 pagine, il post Atene è stato proprio duro.
B A S T A !
Ho esercitato il Terzo Diritto del Lettore secondo Pennac (in "Come un romanzo", questo sì da leggere): IL DIRITTO DI NON FINIRE IL LIBRO.
Lo ho chiuso e posato definitivamente, come confesso di aver fatto tanto tempo fa anche per Madame Bovary e Le Ultime Lettere di Jacopo Ortis (perchè tanto vale leggersi I dolori del giovane Werther).
Se l'Ulisse di Joyce è lettura per capire il flusso del pensiero umano, forse "Paula" ti fa scoprire la mente del martoneta, abiutata a ingannare il tempo mentre le gambe macinano chilometri con passi costanti e ripetuti.
Ragazza mia, corri! E quando non gareggerai più, fa'un altro bambino, chè in questo riesci molto molto bene!
Iscriviti a:
Commenti (Atom)